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Una giornata speciale

Non è mai semplice descrivere le proprie emozioni. E ancor di più lo è quando ci si strova a descrivere quelle che si provano stando di fronte ad un mostro sacro,uno che ha scritto la storia del rock,uno che ha smosso generazioni e fatto commuovere il mondo con i suoi testi, uno che ha segnato la tua vita musicale contribuendo alla tua crescita, uno che con le sue canzoni ha segnato indelebilmente dei precisi momenti della tua vita. Questo è Bob Dylan signori. E quando ieri sera è comparso su quel palco, in quel palazzetto gremito di gente, col suo ormai classico stile country, beh sono stato attraversato da un brivido. Era davvero lui, come in uno dei miei sogni. Ancora,a quasi 70 anni, con la sua voce tagliente e nasale che ti penetra fino alle ossa, con la sua armonica, con la voglia di suonare per il gusto e la passione di farlo, col suo genio e col suo estro.E poco importa se i riarrangiamenti son tali da rendere i pezzi irriconoscibili, fa parte delle capacità di un artista e dello spettacolo che offre. E questo è Bob Dylan, prendere o lasciare. Io prendo, ho ancora voglia di emozioni.

 

Eccovi qualche foto del concerto, le altre le trovate su flickr

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Forza Abruzzo

E’ facile dire di essere tristi oggi, ma lo sono davvero. La parola terremoto per noi irpini è qualcosa di particolare. Io non ero nato ancora nell’80 ma ho sentito talmente tanti racconti, tanti aneddoti, tante storie da poter quasi dire di averlo vissuto in prima persona. Alla parola terremoto qui i volti camabiano, riesci a percepire d’improvviso la paura negli occhi della gente, riesci a rivedere attraverso quegli occhi quei momenti terribili e interminabili, riesci a renderti conto di quanto questo maledetto evento sia in grado di rivoluzionare la vita della gente. E non si può non provare rabbia, amarezza, angoscia. Rabbia anche perchè in questo triste paese chiamato Italia mentre la gente vede sconvolte le proprie vite sotto sotto c’è qualcuno che si sfrega le mani pensando al business che ne ricaverà. E’ successo qui in Irpinia dove dopo 30 anni c’è ancora gente che non ha riavuto più la propria casa e ho l’impressione che succeda un po’ ovunque. Ma lasciamo perdere. Il mio pensiero è fisso, rivolto a quelle persone che da ieri non hanno più nulla, a chi ha perso i propri cari, a chi lotta tra la vita e la morte, a chi è ancora sotto quei cumuli di macerie, a chi ci ha lasciato per una fatalità. E ancor più vicino mi sento a quegli studenti sepolti. Mi identifico in loro, penso ai loro ultimi momenti prima del crollo, penso all’angoscia dei loro genitori sospesi tra la speranza e la disperazione. In questi momenti nessuna parola può essere di conforto, nulla può servire a rialzarsi dal dolore immane che ti colpisce. La mia speranza è che l’Abruzzo possa rialzarsi in fretta e con forza!

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